Rimane il denaro contante? Intervista con il quotidiano Süddeutsche Zeitung

16.12.2019 | Jens Weidmann DE EN FR

L’intervista è stata condotta da Nico Fried, Cerstin Gammelin e Markus Zydra.
Traduzione: Deutsche Bundesbank

SZ: Sig. Weidmann, le speranze in un cambiamento di rotta sotto Christine Lagarde erano premature?

Jens Weidmann: Il Consiglio direttivo della BCE sotto la guida di Christine Lagarde per ora mantiene la rotta. Tanto più che le nostre prognosi in fatto di congiuntura non sono cambiate in modo decisivo. L’importante è che il prossimo anno debba essere presa sotto esame la strategia di politica monetaria.

La strategia finora adottata ha prodotto interessi negativi che provocano il furore di molti risparmiatori. Devono pagare perché portano i loro soldi in banca. Dobbiamo cambiare le nostre abitudini?

Pur avendo comprensione per il malumore, la situazione non è poi così nuova. Alla fine conta comunque quello che rimane degli interessi nominali dopo la detrazione dell’inflazione. E in certi periodi negli anni 1970, 1980, 1990 e 2000 c’erano tassi di interesse negativi per depositi a risparmio a breve scadenza. Allora però non saltavano tanto agli occhi perché gli interessi nominali erano notevolmente più alti.  La novità è che oggi i tassi di interesse di riferimento sono sotto lo zero e, ad esempio, i titoli di Stato tedeschi producono rendimenti negativi.

La gente ha giustamente la sensazione che i suoi gruzzoletti non rendono più nulla?

Sì, è difficile investire il denaro in modo sicuro e redditizio. Ma la politica monetaria ha un effetto più ampio. Ha sostenuto la congiuntura e ha contribuito all’aumento dell’occupazione e dei salari. Di ciò ne approfitta anche l’assicurazione sociale. E la pensione statale è spesso la componente decisiva della sicurezza nella vecchiaia, proprio per i redditi medi e bassi. Naturalmente si può lo stesso discutere su quanto debba essere espansiva la politica monetaria.

Però quello di cui ci si lamenta è il fatto che si esortano i cittadini alla previdenza privata, ma allo stesso tempo i risparmi svaniscono per effetto degli interessi negativi?

Non è così semplice. Risparmiare per la vecchiaia ha comunque senso e non dura un anno, ma 20, 30, 50 anni. L’importante è che non rimaniamo impigliati più a lungo del necessario in questa fase dei bassi tassi di interesse.

Ma quanto durerà ancora?

Sono fiducioso che il tasso di inflazione si alzerà in una misura tale da poter far aumentare anche i tassi di interesse. Realisticamente però ci vorrà ancora un bel po’ di tempo.

Il Governo federale risparmia ogni anno miliardi di interessi. Non dovrebbe restituirli in qualche modo ai cittadini?

Lo Stato spende attualmente per interessi ogni anno circa 55 miliardi di euro in meno rispetto a quanto sborserebbe con il tasso di interesse medio del 2007. Il risparmio di interessi ha contribuito al risanamento delle finanze pubbliche e così si è potuto allo stesso tempo spendere di più. Perciò ne hanno approfittato anche le cittadine e i cittadini.

Contemporaneamente i patrimoni si stanno divaricando perché la BCE compra pure obbligazioni di imprese. Così i titolari benestanti delle società diventano ancora più ricchi; i più poveri, invece, che non ricevono interessi, diventano ancora più poveri. La preoccupa il fatto che aumentano le diseguaglianze?

Assieme alle misure non convenzionali di politica monetaria sorgono sempre di più questioni di distribuzione. Immobili e azioni ad esempio, per effetto della politica monetaria espansiva, sono aumentati di valore. Però allo stesso tempo le diseguaglianze tra i redditi si riducono perché la politica monetaria contribuisce alla crescita dell’occupazione. Si deve pure chiedersi che cosa sarebbe successo se la politica monetaria non avesse avuto un orientamento espansivo.

In tal caso i titolari di quote societarie non sarebbero diventati ancora più ricchi.

Non si tratta di arricchire qualcuno. La politica monetaria abbassa effettivamente i costi dei finanziamenti per l’economia nel suo complesso. E gli interessi inferiori sui prestiti favoriscono anche le famiglie indebitate.

C’è chi pretende che la BCE getti denaro dall’elicottero. Banconote a favore di tutti battendo moneta. Che ne pensa lei?

Non ho una buona opinione del denaro elicottero. Noi prestiamo denaro alle banche oppure compriamo titoli. Non regaliamo nulla. Nel caso del denaro elicottero invece la banca centrale farebbe esattamente questo.

2000 euro per ognuno…

…o forse 3000 o 4000 euro? Mi posso bene immaginare quali bramosie risveglierebbe e come si svolgerebbe il dibattito. Perché soltanto una volta? E i ricchi ricevono altrettanto? Come vengono presi in considerazione i figli? Si tratta qui di trasferimenti per i quali devono decidere i parlamenti e i governi. La banca centrale dovrebbe mettere a bilancio il denaro elicottero tra le perdite, e il ministro delle finanze non riceverebbe più nessun utile per un lungo lasso di tempo. Alla fin fine ciò graverebbe quindi sui contribuenti. Non possiamo tirarci fuori dalla melma afferrando il nostro stesso codino, come Münchhausen.

La Banca dei Länder tedeschi nel 1948 aveva regalato ad ogni cittadino 20 marchi, quello era denaro elicottero. Una volta quindi si poteva.

Non si trattava di denaro elicottero, ma parte di una complessa riforma monetaria in una situazione storicamente unica. Non è trasferibile al presente.

Però ex banchieri centrali chiedono ora denaro elicottero in caso di emergenza.

Ma non lo hanno chiesto quando erano in carica. Infatti se la politica monetaria fa una politica sociale allora mette in pericolo la sua indipendenza.

Lagarde dirige da oltre un mese la BCE. Una foto mostra la presidente riunita con i colleghi in un ambiente sfarzoso. L’impressione è: l’élite della politica monetaria tra di sé. Va bene ancora al giorno d’oggi?

Per me quello che conta è che facciamo una politica monetaria sensata. Che lo facciamo in sala riunioni oppure in hotel, non ha nessuna importanza. Alla fine conta il risultato e non l’ambiente.

Anche Lei era considerato per lungo tempo un candidato promettente. È ancora deluso?

No, era ben chiaro che le decisioni sul personale europeo sono una difficile azione di equilibrio. E se una tedesca diventa presidente della Commissione, allora non ci sarà sicuramente un presidente tedesco nella BCE.

Ha parato il colpo con un bicchierino?

Non c’era nulla da digerire. Sono molto volentieri il capo della Bundesbank.

Comunque potrebbe ricandidarsi fra otto anni al posto preminente della BCE.

Deve passare ancora tanto tempo. Mi concentro sui miei compiti qui.

Sig. Weidmann, come ha pagato i suoi ultimi acquisti di fine settimana?

Con il telefonino. Che però alla fine è un pagamento con la carta, perché dietro ci sta una carta di credito.

Per quanto tempo esisterà ancora il denaro contante?

Il denaro contante in Germania è ancora il mezzo di pagamento preferito. Circa tre quarti di tutti gli acquisti nei negozi vengono pagati in contanti. Osservandola nel tempo, la quota di denaro contante cala soltanto lentamente. Il denaro contante infatti ha anche dei vantaggi, non si diffondono i propri dati e si è più indipendenti dalla tecnica.

Quando arriveranno le banconote sul telefonino?

L’euro digitale esiste già. Ce l’ha sul Suo conto e, ad esempio, può pagare così, ad esempio, con la Sua carta di credito. Però ci sono delle idee per rendere più intelligenti i pagamenti.

Più intelligenti?

Sì, in modo da poter evadere elettronicamente procedure complesse, ad esempio che il pagamento scatti automaticamente quando la merce passa la dogana nel momento previsto. Un’altra idea è quella di creare un equivalente digitale del denaro contante.

I cittadini lo potrebbero prelevare così come il contante?

Dipenderebbe dalla configurazione. Se i depositi bancari potessero essere prelevati immediatamente e senza limiti in forma di moneta digitale della banca centrale, si potrebbe verificare in ogni caso una corsa agli sportelli più in fretta che con denaro contante.

Perché si può scaricare il conto con un click dalla propria casa?

Giusto. Teoricamente Lei dovrebbe solo premere il bottone...

...e le banche d’affari non avrebbero più nessun deposito.

Perciò si sta discutendo se limitare l’importo in moneta di banca centrale da poter tenere in forma digitale. Politicamente un tale limite sarebbe però difficile da mantenere. Chiaro è che i possibili effetti della moneta di banca centrale digitale dovrebbero essere prima di tutto ben studiati – sia quelli positivi che quelli negativi.

Le banche centrali dovrebbero occuparsi delle questioni di genere e del clima?

Noi non agiamo sotto una campana di vetro. Per quanto concerne la foto già citata del Consiglio direttivo della BCE, una critica è stata anche quella della mancanza di diversità. La critica è giustificata. La BCE e la Bundesbank vogliono perciò aumentare la quota di donne in posizioni dirigenziali.

Lagarde si vuole occupare del clima – la BCE deve diventare una banca europea del clima?

Concordo con Christine Lagarde che noi dobbiamo capire meglio quali effetti abbia il cambiamento climatico e la politica in questo campo sui nostri compiti principali. Le banche centrali non possono però fare loro stesse una politica per il clima. Ciò spetta ai governi e ai parlamenti.

Che hanno difficoltà a farlo. La protezione del clima blocca o incentiva la crescita?

Inizialmente il cambiamento climatico minaccia la crescita. Se vogliamo proteggere meglio il clima, ciò può provocare infatti impatti negativi a breve termine. Però in definitiva, con la giusta politica per il clima, eliminiamo delle distorsioni economiche. Finora si utilizzano le risorse naturali senza pagare un congruo prezzo. Una buona politica per il clima perciò, a medio e lungo termine, migliora la funzionalità dell’economia di mercato.

Sarebbe opportuno incentivare adesso la congiuntura interna?

Non c’è nulla di male usare gli spazi d’azione a breve termine nell’ambito del bilancio pubblico per rafforzare le condizioni fondamentali per la crescita mediante investimenti o al fine di alleviare i cittadini. Una facile possibilità sarebbe stata quella di dare la precedenza all’eliminazione del contributo di solidarietà. Non abbiamo bisogno di un programma congiunturale.

I Verdi reclamizzano l’integrazione del freno ai debiti con un obbligo di investimenti nella Legge fondamentale. Intelligente?

Ci sono motivi a favore di una regola d’oro, e cioè prendere in considerazione gli investimenti nelle regole di bilancio. Tuttavia dipenderebbe in modo decisivo dalla sua attuazione. Il problema centrale è quello di delimitare correttamente gli investimenti. Il che vuol dire, ad esempio, che soltanto una vera crescita patrimoniale dello Stato dovrebbe essere finanziata con ulteriori debiti.

Lo Stato dovrebbe ora fare più debiti per investire generosamente?

Il collo di bottiglia spesso non è il denaro ma le carenti capacità per costruire e pianificare. L’obiettivo non dovrebbe neanche essere un budget di spesa possibilmente elevato, ma la realizzazione di progetti sensati. Sotto l’egida del freno ai debiti, che si è dimostrato valido, ci sono anche spazi d’azione a tal scopo.

Che cosa sarebbe opportuno fare?

Si tratta di buone reti di circolazione, ma anche di un’infrastruttura digitale efficiente e di un approvvigionamento energetico favorevole al clima. In questo campo sono necessari investimenti sia statali sia privati. Nel settore dell’istruzione si necessita pure sicuramente di maggiori spese.

Il Governo federale non dovrebbe attenersi pedissequamente allo zero nero?

Lo zero nero, quale obiettivo politico di bilancio, assolve lo scopo pedagogico di assicurare delle finanze solide. E ci è riuscito finora. Naturalmente dello zero nero non si dovrebbe fare un feticcio.


© Süddeutsche Zeitung GmbH, München.