Weidmann: L’UE si è dimostrata capace di agire nella crisi Intervista con i giornali del gruppo mediatico Funke

27.07.2020 | Jens Weidmann DE EN FR

L’intervista è stata condotta da Jochen Gaugele e Kerstin Münstermann.
Traduzione: Deutsche Bundesbank

Signor Weidmann, come ha vissuto i primi mesi della pandemia la Bundesbank?

Complessivamente piuttosto bene. Abbiamo avuto pochi casi di Covid-19. Il passaggio alla collaborazione virtuale ha funzionato bene. In parte, grazie ad esso, abbiamo persino aumentato la nostra efficienza. Per esempio ci risparmia lunghi viaggi per andare ad un appuntamento. Sentiamo però sempre più la mancanza dello scambio personale e diretto e ci rendiamo conto di quanto sia importante alla fin fine per il lavoro.

Si stampa moneta come sempre?

Anche in queste condizioni difficili l’approvvigionamento di denaro contante doveva funzionare senza intoppi. Va da sé che i nostri collaboratori difficilmente possono sbrigare questo lavoro da casa. Per questo abbiamo adottato delle precauzioni, per esempio abbiamo formato dei team separati per ridurre il pericolo di catene di contagio. Anche questo ha funzionato bene.

La Cina ha messo in quarantena le banconote per impedire un possibile contagio da biglietti contaminati. Ci avete pensato anche voi?

Non riteniamo che sia necessaria una quarantena particolare per il nostro denaro contante. Gli studi mostrano che il rischio di trasmissione mediante monete e banconote non è maggiore rispetto ad altri oggetti della quotidianità. Vanno quindi osservate le consuete regole di igiene. Fra l’altro, non sono a conoscenza del fatto che qualcuno abbia contratto il coronavirus tramite una banconota.

La pandemia fornisce nuovi argomenti a favore dei pagamenti con strumenti alternativi al contante?

Per esperienza, quando i tempi sono incerti, la gente è attratta dal contante. Conseguentemente, la domanda di contante nelle prime settimane di pandemia è stata elevata. Poi però la paura del contagio ha dato un impulso ai pagamenti senza contatto. Resta da vedere in che misura la pandemia abbia cambiato il comportamento nei pagamenti anche a lungo termine.

Ci sarà ancora denaro contante tra dieci anni?

Ne sono convinto. Vi è sì una tendenza lenta ad allontanarsi dall’uso del contante a favore degli strumenti di pagamento elettronici. Una tendenza che può anche accelerare, come mostra ad esempio la Svezia. Tuttavia, per molti cittadini e cittadine il contante rimane assolutamente fondamentale. Aiuta alcune persone a tenere d’occhio meglio le spese. Anche la protezione dei dati gioca un ruolo. Alcuni considerano le monete e le banconote come una forma di libertà coniata.

È sicuro che l’euro supererà la crisi dovuta al coronavirus?

Non stiamo attraversando una crisi dell’euro. Il Covid-19 è un fenomeno globale, così come il pesante crollo economico che lo accompagna. Ora si tratta di stabilizzare l’economia e riportarla a crescere. Proprio in Europa non è solo un compito nazionale, bensì anche comune.

La politica reagisce con programmi congiunturali e di salvataggio da centinaia di miliardi di euro. Quale livello di indebitamento possono sostenere le generazioni future?

Sono critico nei confronti di un debito sovrano elevato. Tuttavia, in una tale crisi, lo Stato deve prendere contromisure in maniera decisa ed è giusto finanziarle con nuovi debiti. In questa fase era importante fornire aiuti veloci e vasti alle famiglie e alle imprese. Il fatto che evitiamo una spirale negativa, infine, torna utile anche alle generazioni future. Inoltre, ora si rivela valida la scelta che la Germania ha fatto negli anni scorsi puntando a delle finanze pubbliche solide. È grazie a questo che possiamo reagire vigorosamente alla crisi.

Non vede il pericolo che la Germania si impegni troppo finanziariamente?

È vero che il debito pubblico cresce molto, tuttavia è ancora sostenibile. Nell’anno in corso ci aspettiamo un rapporto debito/PIL dell’ordine del 75 percento. I tassi di interesse bassi ne alleggeriscono sicuramente il peso. E il freno all’indebitamento aiuta a far sì che, dopo la fine della crisi, deficit e rapporto debito/PIL diminuiscano nuovamente.

Sono possibili ulteriori programmi di aiuto?

Sì, se necessario, si può ancora fare di più. È assolutamente possibile che ciò avvenga, in quanto lo sviluppo futuro è davvero molto incerto. Ma ora si deve intanto aspettare di vedere quali effetti produrranno le misure adottate. L’aspetto importante è che gli aiuti siano temporanei. Così, in seguito, termineranno automaticamente e le finanze pubbliche si stabilizzeranno nuovamente. Anche per la partecipazione dello Stato nelle imprese vale: ora può essere necessaria. Lo Stato dovrebbe però di nuovo ritirarsi speditamente dopo la crisi. Lo Stato non è un imprenditore migliore.

Elemento chiave del programma congiunturale tedesco è la riduzione dell’IVA fino alla fine dell’anno. La politica potrebbe cedere alla tentazione di rinnovare questo alleggerimento fino al super-anno elettorale 2021…

Può esserci la tentazione di orientare i programmi congiunturali alle elezioni. Ma, come detto, io non escluderei a priori che la congiuntura possa necessitare di uno stimolo anche l’anno prossimo. Naturalmente questo però non deve essere necessariamente una proroga della riduzione dell’IVA.

È a favore della conclusione rapida di ulteriori misure di aiuto, per esempio per il lavoro a orario ridotto?

Adesso si tratta di incentivare la ripresa dell’economia. Ci siamo appena lasciati alle spalle il picco dei contagi e il punto più basso della congiuntura…

…che cosa La rende così sicuro, che abbiamo superato questo punto?

Il commercio al dettaglio registra di nuovo più fatturato, la produzione aumenta. Complessivamente i dati mostrano che l’economia ha superato il peggio in primavera e che si sta lentamente riprendendo. I vari settori però stanno avanzando a velocità diversa l’uno dall’altro. L’industria, ad esempio, tende a rimanere indietro. Dipende fortemente da prospettive attendibili, dalla domanda globale e pertanto anche dall’andamento dei contagi all’estero.

Che cosa significa per l’indennità per il lavoro a orario ridotto? La considera già adesso superflua?

No, al momento no. Ha senso superare un crollo temporaneo dell’economia con l’indennità per prestazioni lavorative a orario ridotto. Aiuta a tenere il personale di cui in futuro si avrà nuovamente bisogno. L’indennità per il lavoro a orario ridotto, tuttavia, non dovrebbe consolidare strutture che non hanno più futuro, per esempio modelli di business superati. Per questo la politica dovrebbe riesaminare a intervalli regolari i mezzi elargiti per il lavoro a orario ridotto.

A livello europeo le somme sono notevolmente superiori. Durante il vertice storico di Bruxelles sono state gettate le basi giuste per la ricostruzione?

È importante che l’UE si sia dimostrata capace di agire nella crisi. La solidarietà in Europa, anche finanziaria, è a mio avviso la scelta giusta in questa situazione. Le modalità e l’entità devono essere stabilite dalla politica. Considerato l’ordine di grandezza del pacchetto non c’è da sorprendersi che durante il vertice si sia dibattuto duramente. Per far sì che i finanziamenti vengano utilizzati in modo sensato ed efficiente, sono necessari dei meccanismi di controllo. Di massima, un indebitamento comune per trasferimenti cospicui mi fa riflettere. Almeno, il pacchetto non dovrebbe servire da trampolino di lancio per un debito UE su vasta scala per il regolare finanziamento del bilancio pubblico.

La cancelliera Merkel avrebbe fatto meglio a stare in compagnia dei “quattro paesi frugali” – Austria, Svezia, Danimarca e Paesi Bassi – invece di appoggiare il presidente francese Macron?

Alla luce della presidenza tedesca dell’UE, la cancelliera era sicuramente chiamata in modo particolare, come presidente del Consiglio, a contribuire ad un compromesso e ad evitare un fallimento del vertice. Si trattava di trovare una soluzione comune. Alla fine tutti gli Stati membri, compresi i “quattro frugali”, erano d’accordo con il risultato.

Quanto è importante per l’Europa che gli Stati Uniti escano dalla crisi?

Gli USA sono un partner commerciale importante. E per gli USA, come per noi e per tutti gli altri vale: dobbiamo superare rapidamente questo pesante crollo economico. La condizione per riuscirvi è tenere sotto controllo l’andamento dei contagi…

…cosa che negli Stati Uniti non funziona affatto. 

Gli USA hanno in parte allentato presto le loro misure per inasprirle ora di nuovo in alcuni luoghi. Questo stop-and-go è sicuramente difficile per l’economia. Ciò mostra in ogni caso quanto sia importante restare vigili, sorvegliare da vicino l’andamento dei contagi e impedire il divampare di nuovi focolai. E a questo possiamo contribuire chiaramente noi tutti.

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